Scienza araldica e rigore professionale: L’Importanza della formazione continua

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare al Seminario di Araldica organizzato dal Collegio Periti Italiani, un’esperienza resa preziosa dalla guida dell’araldista Dott. Favero Roberto Vittorio.

Durante il seminario, sono rimasto colpito non solo dalla sua vasta preparazione, ma soprattutto da una premessa che ritengo fondamentale per la nostra categoria:

Per poter identificare correttamente uno stemma e procedere alla sua lettura tecnica — la cosiddetta blasonatura — non si può prescindere da una conoscenza profonda della storia.

Lo stemma non è infatti un semplice decoro, ma un linguaggio complesso fatto di stendardi, figure, elmi e simmetrie orientate che, tra corone e gigli dai colori scintillanti, raccontano l’identità e il costume di un’epoca.

Questa consapevolezza mi ha portato a riflettere su quanto sia importante per un Consulente Tecnico di qualsiasi specifica materia, approcciarsi a ogni incarico con questa stessa sensibilità.

Il “sapere” non deve essere fine a sé stesso o limitato al “saper fare”, ma deve tradursi nella capacità di comprendere quando è necessario fermarsi o, in casi specifici, quando è il momento di organizzare un collegio peritale per affrontare le sfide tecniche con maggiore lucidità e visione d’insieme.

Dunque, conoscere la storia, non è solo un atto temporale, ma significa anche acquisire gli strumenti per leggere con più sicurezza la realtà odierna e il contesto in cui operiamo per dare spiegazioni fondate ai casi che trattiamo.

Quando parliamo di Araldica, o di qualsiasi altra disciplina peritale, non possiamo limitarci a una visione superficiale, dobbiamo essere tecnici operativi, capaci di navigare tra le insidie e le sfumature più nascoste della materia. Le parole del Dott. Favero mi hanno confermato che il vero valore di un Consulente Tecnico (sia esso d’ufficio o di parte) risiede nella capacità di non leggere solo il materiale fisico che ha davanti, ma di interpretare l’intera situazione nel suo contesto corretto, onorando la mansione di cui è investito.

Saper “leggere” un oggetto o un documento, non basta bisogna saperlo comunicare con efficacia, specialmente all’interno dei Palazzi di Giustizia.

Lì è fondamentale saper “stare”, saper comunicare, saper dialogare ognuno per le proprie competenze, così intendendo il sapere “dei codici” e delle modalità di comportamento richieste dal contesto giudiziario.

Partecipare a questi seminari serve proprio a questo, a calarsi nell’ambiente e ad apprenderne la “lingua straniera”.

Se il consulente non ne comprende i vocaboli e le logiche, non potrà mai fornire risposte precise a un quesito tecnico né compiere scelte operative strategiche.

Esco da questo seminario con il desiderio di approfondire ulteriormente l’argomento, pronto per la prossima edizione dove, con maggiore consapevolezza, potrò confrontarmi ancora con il Dott. Favero ed entrare definitivamente in questo mondo di grande tradizione storica e identità blasonata.

Paolo Curti

Consulente Tecnico iscritto all’Albo del Tribunale di Milano

Consigliere Nazionale Collegio Periti Italiani

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